Quello che trovo incredibile della morte è il senso dell’umorismo.
Me lo ricordo perfettamente quando la nonna Oliva ha detto in quel suo accento veneto “no, speriamo proprio di non rimanere qui in una qualche maniera. Mejo che l’me porti via tuta intera”.
L’aveva detto scuotendo la testa bianca e mettendoci una risata stridula. E puntualmente, due giorni dopo natale, l’abbia trovata con la bava alla bocca che non parlava, metà corpo paralizzato e la quasi totale incapacità di muoversi.

Era l’anticipo di quello che sarebbe stato. Il segno premonitore che non sarebbe durata tanto. Un annetto. Infatti poi se n’è andata nel suo letto in un rantolo acquoso, nonostante le cannette dell’alimentazione e il bombolone d’ossigeno tipo quello del luna park per gonfiarci i palloncini. Solo che noi c’abbiamo gonfiato i suoi polmoni.

89 anni è una bella età per andarsene.

Però, dai… è proprio una presa per il culo uscire di scena così, coi pannoloni, la carrozzina imbottita e la gente che ti deve parlare come se tu avessi 3 anni perché è così che sei ridotta: a un ghigno infantile e a un battito di palpebre a pupille spalancate per far capire che sei felice.

Non lo so se sia rimasta della stessa opinione in merito alla propria fine.
Quell’anticipo di morte le ha bruciato una parte del cervello.

A natale le avevo regalato i bagnoschiuma dell’Erbolario. Non li ha mai usati nessuno.