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Business is business, baby.

Dal sito del corriere:

” A 35 anni Natasha Kaplinsky è la presentatrice di telegiornale più pagata del Regno Unito. Per convincerla a lasciare la Bbc, dove era la anchorwoman del Tg delle sei del pomeriggio (il più seguito), Channel Five le ha fatto un contratto da un milione di sterline l’anno. Ha dimostrato subito di valere l’investimento: il 18 febbraio, quando è andata per la prima volta in onda alle cinque e mezzo, l’ha seguita un milione di spettatori, il 43 per cento più della media del canale per quella fascia. È andata sempre meglio: l’ultimo rilevamento l’ha data in crescita del 72%.

Però, sei settimane dopo l’esordio trionfale, ha detto che è «assolutamente felice di poter annunciare che sono incinta di tre mesi». La signora continuerà ad andare in video fino a settembre. Poi, arrivederci a dopo la nascita e a quando il piccolo potrà fare a meno della mamma per qualche ora al giorno.

La reazione pubblica del direttore generale di Channel Five è stata molto signorile: «Siamo felici per lei, le facciamo i migliori auguri». Poi il dirigente ha ammesso che «nei mesi che ci rimangono dovremo cercare qualcuno del suo livello per la sostituzione». In privato, una fonte della rete ha confidato che «c’è profonda frustrazione, anche se tutto sommato stiamo ricevendo una bella pubblicità».

(…) Ma la questione si è allargata quando il Times se ne è occupato nel suo blog Alpha Mummy. Osservando: «Che lo sapesse già o meno, quando Natasha ha cominciato a lavorare per un milione di sterline l’anno, era già incinta e la cosa fa pensare». «Ci si chiede se Channel Five si sia reso conto che stava dando un pacco di denaro a un talento che sta per infilare la porta per diversi mesi».

In un’intervista la signora Kaplinsky ha assicurato di aver discusso della possibilità di diventare mamma con i dirigenti.

Ma Alpha Mummy ha insistito allargando il tiro dal caso della star tv alle donne comuni: «I datori di lavoro non possono discriminare le donne per il fatto che restano incinte. Ma che cosa debbono le donne ai loro datori di lavoro? Non si dovrebbe rivelare di essere in attesa quando si sta per essere assunte? Dopo tutto se io cominciassi con un nuovo impiego e subito dopo chiedessi un anno di aspettativa per un progetto personale, la maggior parte della gente penserebbe a una presa in giro».”

Ci sono delle cose fondamentali nella vita di una donna. Delle cose comprensibili.
Una di queste secondo me è la pura scaramanzia anche a poche settimane o pochi giorni dal concepimento.
Io me ne starei zitta fino al terzo mese.
Perché fino al terzo non si sa mai.

Secondo me ha fatto benissimo a farsi gli affari suoi.
E’ ora di finirla di pensare che la maternità sia una rottura di scatole, sia un freno nella vita professionale di una personae e soprattutto di un’azienda.
Parlano di una professionista che ha fatto alzare lo share del 72%!
Un figlio non è un progetto personale. E’ un normale fatto nella vita di una donna.
E di una coppia.
Io darei incentivi alle aziende con donne incinte tra il personale.
Più si figlia, più l’azienda deve guadagnare, perché vuol dire che all’interno si gode di un bel clima.

Io è da due anni che provo ad avere figli. Da quando ho cambiato agenzia e sono venuta qui.
Cosa avrei dovuto fare? Dirlo?
Farmi discriminare? Perdere un posto per l’ipotesi di un figlio che di fatto ancora non arriva?

La signora andrà avanti fino a settembre.
Ribadisco: ha incrementato gli ascolti del 72%. Sta facendo fare miliardi alla rete per cui lavora.
Se fosse stata un uomo, avrebbe solo portato a casa gli auguri della direzione e nessuna polemica.
Puah!

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  1. Teresa says:

    Dici che “Un figlio non è un progetto personale”. E sono pienamente d’accordo. Ma dici anche “E’ un normale fatto nella vita di una donna. E di una coppia.”. Appunto: no.

    Finché le donne continueranno a considerare fare figli come una cosa privata, non andremo avanti di una spanna. So di essere un po’ radicale su questo argomento, ma se un giorno avessi un figlio, mi darebbe fastidio dire “MIO” figlio. E’ piuttosto il figlio che ho contribuito a generare.
    I figli sono solo ospiti nella nostra vita finché non siano pronti a lasciare il nido e contribuire alla società. Per questo, fare figli, per me, è prima di tutto una responsabilità sociale.

    Se riuscissimo a ritrovare la componente sociale, fare figli diventerebbe una responsabilità condivisa. In fondo, era la base delle società matriarcali: assicurare la continuazione della specie è importante, solo le donne partoriscono = le donne sono importanti.

    Anche dal punto di vista economico, i conti tornano. Con la popolazione in costante invecchiamento, chi pagherà la nostra pensione? chi lavorerà quando noi non potremo più? I datori di lavoro non devono far buon viso a cattivo gioco: devono dirsi che per fortuna ci sono ancora donne che, nonostante le pressioni di ogni genere, ne fanno ancora, di futuri impiegati!!

    PS Legalmente, hai il diritto di mentire sul tuo stato, quando passi un colloquio di lavoro, poiché il datore di lavoro non ha il diritto di domandarti se hai intenzione di avere figli/se sei incinta. Però è chiaro che potrebbero percepire la “bugia” come un “breach of trust” contrattuale.

  2. Il punto, Valentina, è sempre lo stesso: la maternità è percepita come qualcosa di sbagliato perché fa perdere dindini al datore di lavoro.

    Ma questo accade anche perché, almeno da noi, ci sono donne che si approfittano di questa situazione, indipendentemente dal fatto che restano incinte subito o dopo tot anni.

    Io credo che il problema maggiore sia QUANTO si resta in maternità perchè, a mio parere, 5 mesi sono diversi da 15 ma molto spesso le future madri se ne dimenticano.

    Essere assunta a tempo indeterminato e pensare di sfruttare la maternità per starsene a casa pagate, magari con l’aiuto del medico compiacente, mi sembra un atteggiamento sbagliato e deleterio per tutte quelle donne che, invece, si comportano correttamente.

    E’ anche colpa di questo tipo di donne che, quando si sostiene un colloquio, ci si sente dire “sa, non posso assumerla, non posso rischiare, se lei restasse incinta sarei nei guai”…

    Chiaramente concordo con te su tutta la linea: se fosse stato uomo la risposta sarebbe stata diversa ma spesso sono le donne stesse a tirarsi dietro, con i loro atteggiamenti, una serie di anticomportamenti da parte di chi le deve assumere.

  3. Anonimo says:

    L’azienda dovrebbe denunciarla per aver taciuto del suo stato interessante. Con questa truffa la donna in questione ruberà all’azienda parecchi soldi (proprio tanti a giudicare dello stipendio normale della signorina). Un’ultima cosa: è ora di finirla di dare la colpa ai cosiddetti “uomini” di cosiddette “discriminazioni” che non sono altro che i normali handicapp naturali del genere femminile. La donna, come struttura organica, esiste esclusivamente per produrre figli. Stop. Tutto in loro è predisposto a questo. E’ evidente che anche in questa società artificiale (fortunatamente) le nostre funzioni fisiologiche sono ancora rispettate…

  4. Annalisa says:

    Be’, io di figli ne ho tre, e sono stata a casa per i soliti cinque mesi ciascuno, più qualche mese in più per la seconda. Ma in mesi in più erano pagati al 30% (no, perchè, se c’è qualcuno che mi dice dove si può andare a lavorare e stare a casa quindici mesi in maternità ed essere pagate ugualmente, ecco, magari ringiovanisco e penso al quarto figlio…).
    Sto, in parte, scherzando, ovviamente, ma credo che sarebbe giusto dire che stare a casa pagate, nemmeno con l’aiuto del medico compiacente si può farlo.
    Quanto ai figli che sono prima di tutto una responsabilità sociale, ecco, sono un po’ perplessa. I figli miei sono prima di tutto una responsabilità mia, poi sono anche parte della società, ma confesso che quando li ho avuti non ho pensato che sarebbero stati quelli che mi avrebbero pagato la pensione. Così come non li ritengo ospiti nella mia vita, ma parte della mia vita, fino a quando non decideranno di andarsene (io sono l’arco, loro sono le frecce, ecc.).
    Ah, poi: quando dico i miei figli sto applicando un modo di dire, una categoria, che rientra nella normale vita quotidiana, anche linguistica. Mio figlio ieri ha preso una nota a scuola. Non mi verrà mai in mente di dire: il figlio che ho contribuito a generare ha preso una nota. Credo che le parole siano importanti, che addirittura a volte creino la realtà, ma che non ci si debba perdere sulle parole.

  5. Anonimo says:

    quanto mi piace quello che ha detto Teresa invece….:)
    Sono donna, ho una figlia piccola, ho preso bastonate post maternità nonostante l’estrema correttezza…
    sarei quasi pronta per la guerra dei sessi, a volte, se non la trovassi controproducente….

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