Qualche mese fa raccontavo dei miei week end lavorativi forzati. Di come i miei impegni, il mio tempo libero venissero sistematicamente annullati da presentazioni urgenti, dal cliente in paranoia che il venerdì decide che vuole il lavoro per il lunedì mattina.
Non c’erano storie: se il cliente chiede, il cliente deve essere accontentato. E non importa cosa avessi in programma.
Non importava neanche il denaro: lo si faceva (a detta dei miei capi) per una giusta causa. Non una lira di rimborso.
Non un euro per le giornate extra. Nulla.
Pacche sulle spalle, al massimo.
Dopotutto è il tuo mestiere.

Bene.
Io quel mestiere continuo a farlo. Certo, in modo precario rispetto a prima.
Non ho la sicurezza che ogni volta mi richiamino.
Non ho neanche la sicurezza di prenderli i soldi (perché a conti fatti i pagamenti arrivano anche dopo sei mesi).

BEh, la bella scoperta è che, se ti devono pagare, automaticamente si può fare a meno di lavorare nel week end.
Magicamente il lavoro esce di stallo.
Le decisioni si prendono per tempo, le presentazioni si organizzano e – all’occasione- si spostano.

Automaticamente non serve lavorare nel week end.

Curioso come certe cose migliorino di colpo, no?

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