Questo è un articolo uscito oggi su City con una bella intervista alla signora Anna Pacifica Colasacco.

“Così si vive all’Aquila a tre mesi dal terremoto”

Come ha fatto ad avere il container? Il governo ha predisposto solo le tende...
L’ho comprato: 2100 euro più Iva. La scelta era tra stare sei o più mesi in una tenda con altre 12 persone o andare via dalla città. La roulotte che ci avevano prestato all’inizio degli amici non reggeva il freddo e la pioggia. Così abbiamo deciso per il container.
Ha perso la casa?
Se penso alla mia giornata tipo di prima, ho perso tutto: la mattina ti alzi, hai casa tua. Io l’ho persa. Andavo al negozio: l’ho perso. O ad arredare le case antiche del centro: perse anche quelle. Poi al bar a prendere il caffé: perso. Il cinema, la palestra, il medico: li ho persi. E io sono stata fortunata: non ho avuto morti.
Ma il centro storico è riaperto e in città si tiene il G8: non è il segno che L’Aquila sta tornando alla normalità?
Hanno aperto un tratto di corso, dalla villa comunale fino al Duomo: sarà 200 metri. E solo dalle 9 di mattina alle 9 di sera. In più con il G8 è tutto bloccato.
È vietato l’accesso alla zona del vertice…
Non solo: non possiamo neppure andare a fare la spesa.
Cosa c’entra fare la spesa con il G8?
Il G8 si tiene nella cittadella della scuola della Guardia di Finanza, nella stessa parte della città dove sono gli unici negozi aperti. Ora per noi è inaccessibile. Non so, forse al supermercato ci andranno i potenti della terra…
Non può chiedere un pass?
Non è che lo danno a chi deve fare la spesa. In più va chiesto al Dicomac, il centro di comando della protezione civile. Già quando non c’è il G8, per andarci devi presentare un documento, farti accompagnare da un finanziere e fare una fila allucinante, perché tutti stanno lì a chieder permessi. Ma per l’appunto è nella scuola della Gdf, dove ora si tiene il G8.
Quindi per andare a chiedere il pass bisogna entrare nella zona in cui è possibile entrare solo con un pass…
Esatto. Oltretutto nei campi gira voce che dal giorno 8 (da domani, ndr.) chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori: le tendopoli saranno chiuse. Io però non ci credo: sarebbe una violazione clamorosa dei diritti umani.
Ma scusi, non avete nessuna comunicazione ufficiale?
Non c’è nessuna istituzione a cui poter chiedere le cose, dalla più semplice alla più complicata. La protezione civile ti dice: “Non è nostra competenza, chiedi al Comune”. Se vai al Comune ti risponde che è di competenza della protezione civile. E tra l’uno e l’altro ci sono 10 km di strada trafficatissima, perché è l’unica aperta.
Possibile che non ci sia nessuno a cui rivolgersi?
È tutto un rimpallo. Il gruppo “100%”, che riunisce i comitati di cittadini, chiede proprio questo: il 100% della ricostruzione e il 100% della trasparenza. Ora per avere notizie dobbiamo leggere i giornali. E nei campi vengono impedite anche le assemblee.
Li gestisce la protezione civile, vero?
Sì: ha militarizzato tutto. E ha esautorato il Comune e la Provincia eletti democraticamente. È la prima volta che succede: in tutti gli altri disastri italiani la protezione civile gestiva solo il primo soccorso. Poi toccava alle amministrazioni locali. Ora il governo le ha affidato anche la cosiddetta ricostruzione.
Quella però sta andando avanti…
Ricostruzione è il termine sbagliato. Fa pensare che rimettano in piedi le abitazioni crollate. Invece il governo sta facendo un piano case.
Gli alloggi delle “New town”.
Hanno individuato 20 zone dove costruire moduli abititativi prefabbricati non temporanei: cioè per sempre. Hanno espropriato gli appezzamenti, a prezzo di terreno agricolo, e li hanno di fatto resi edificabili. Poi resteranno allo Stato, o a chi per lui: a noi certo no.
Quando sono iniziati i lavori?
Quindici giorni fa. Ma per ora solo in due zone. Devono costruire 2400 alloggi entro settembre; si immagini i mostri ecologici ed estetici: una bruttezza che neanche nella Cina di Mao. L’Aquila era una città medioevale circondata dai campi… E comunque non saranno sufficienti per i 60mila sfollati.
Voi cosa farete?
Io e mio marito eravamo completamente spaesati. Ci siamo chiesti: “Che cosa vogliamo fare di quello che ci resta della nostra vita?”. Abbiamo deciso di restare. Ora la prima cosa è lavorare: trovare un terreno dove rimettere su un laboratorio. Anche perché noi commercianti e autonomi se non lavoriamo non abbiamo nulla.
Per questo il governo ha deciso di darvi aiuti maggiori…
Sì, 800 euro al mese a testa, ma solo per i primi tre mesi. Altrimenti per chi sta fuori dalle tende l’aiuto è di cento euro al mese. Ma tutto sulla fiducia: al momento non ci hanno dato ancora un centesimo.