“la cliente ci ha chiesto di cambiare il tema del publiredazionale”
“Perché? Se l’hanno approvato”
“si , va bene che parliamo del cambiamento del ruolo della donna in casa… ma vogliono un tratto più positivo delle faccende domestiche”
“ In che senso scusa? E’ ovvio che le donne non vogliono sobbarcarsi tutte le faccende domestiche come un secolo fa! E’ necessario un nuovo ruolo maschile! E’ questo che spieghiamo nell’articolo”
“si, ma loro trovano che sia troppo di rottura… loro sono per le faccende come puro piacere”
“ok, ma allora che si divertano pure i maschi a lavare le lenzuola e a lucidare l’argenteria!”
“Eh, tu hai ragione, ma così non ce lo passano… dobbiamo cambiarlo, renderlo più piacevole”

Il grande dramma del giorno è questo publiredazionale che stiamo facendo per un’azienda che produce detergenti per la casa. Proponiamo articoli che trattino il modo di vivere la casa in modo attuale. E attuale per me vuole dire “schioda il tuo grosso culo dal divano e dammi una mano a pulire questa casa”.
Invece no. Per queste persone siamo rimaste all’enciclopedia della donna– quella dove ti insegnano a prendere il tè coi biscotti e a stare seduta con le ginocchia strette.
Spolverare è una gioia, avere le lenzuola di fiandra ha del miracoloso e stare ore e ore a lustrare i pavimenti è un piacere che solo una donna può apprezzare.

Infatti mi è arrivata una nota firmata della presidentessa della società in questione che scrive “noi donne abbiamo la casa nel DNA”. Più che nel DNA io ho la sensazione che la casa ce l’abbiamo da qualche altra parte…
E questa cretina è pure laureata alla Bocconi.

E visto che siamo in tema di pulizie, oggi un amico mi ha chiesto di aiutarlo in un lavoro un po’ particolare.
Ha un cliente che ha avuto qualche problema con la giustizia… deve farsi un sito per ripulirsi l’immagine. Mi fa un nome e mi dice che su di lui si trovano solo cose negative, ma l’avvocato del tizio dice che è uscito bene dai processi.
Gli lascio il beneficio del dubbio.
Mi prendo un po’ di tempo: cerco le notizie, leggo, ragiono.
E mi dico che quando uno fa un buco da 400 milioni, è indagato per mafia ed è a capo di una società che raddoppia i fatturati imponendosi per merito del governo e di un parente che fa le leggi per favorirlo, tanto pulito non deve essere.
Probabilmente ho dato un calcio a un bel po’ di soldi… ma ho detto di no. Non farò quel lavoro.
Preferisco non mangiare e andare in giro a testa alta.
Il mio amico invece quel lavoro lo farà. Dopotutto, mi dice, per lui il tizio in questione è un cliente come un altro.
Io non ne sarei così sicura.

Sono un’obiettrice di coscienza della pubblicità. E ne vado orgogliosa.