Quando ti fai quella foto tessera non stai troppo lì a sistemarti il trucco.
È la foto che ti serve da mettere sull’abbonamento del pullman o su qualche altro tesserino.
Metti che ti chiedono una foto da allegare al curriculum ce l’hai, visto che hai finito il liceo e stai cominciando a cercarti un lavoro.
Magari a saperlo ti truccavi meglio o invece di farla a quelle macchinette della stazione andavi da un fotografo di quelli che la fanno con la digitale e prima di stampartela ti chiedono se ti piace o se la vuoi rifare.

Ma tanto è per il tesserino.
E quindi va bene se i capelli sono un po’ così.
Se il trucco non ce l’hai, se il sorriso è venuto fuori quasi un po’ imbronciato.

Non lo sai mica, quando metti i 5 euro nella macchinetta e poi sorridi guardando nella direzione indicata, che quel flash ti immortalerà per sempre.
Non lo immagini che è la foto, l’unica, fornita alla polizia.
La foto che magari qualcuno ha trovato al volo in casa, proprio quella del tesserino dell’abbonamento che hai nella giacca di tutti i giorni, perché eri uscita vestita bene e gli altri documenti te li sei portata dietro.

Non lo immagini che quella è la foto che gli altri vedranno quando sarai morta.
Non ci pensi mentre la luce del flash ti abbaglia.
Hai vent’anni, una foto tessera così così, e un mucchio di amici, uno dei quali ti ucciderà una sera che non te lo aspetti, che non te lo immagini, solo perché gli hai detto di no.

Prendi le quattro foto stampate dal bocchettone della macchinetta lì in stazione, le agiti perché l’inchiostro si asciughi bene.
Ti guardi e pensi:
“Non sono venuta bene…”
Ma sì, tanto mica devo finire sui giornali.