“Ah, hai presente quella pubblicità su Napoli, della tizia coperta di spazzatura…”
“Non so… ah! Sì, aspetta, l’ho vista!”
“Esatto, beh… anche quella non ti dico… casting imposto”
“Si?”
“E’ un lavoro sovvenzionato dal ministero coi soldi pubblici… quello della casa di produzione ha insistito per fare le cose bene, come si fanno di solito”
“Mh-mh”
“Alla riunione questo della casa di produzione si è presentato con la sua bella cassetta coi casting fatti, in teoria doveva esserci LUI- come lo chiamano lì, invece c’era il suo assistente. Quando hanno cominciato a parlare della protagonista si sono sentiti fare nome e cognome di questa qui.
Quando ha obiettato che se ne era sentito parlare nelle intercettazioni e non gli sembrava saggio usare proprio lei, l’assistente gli ha detto che LUI HA DETTO COSì E SI FA COSì. Fine della questione”
“pazzesco”
“Non lo chiamano neanche per nome, capito? Lo chiamano LUI. Fatto sta che questa qui è stata a dir poco imbarazzante anche da vestire: aveva una sesta di reggiseno e non riuscivano a tenerle la scollatura chiusa… guarda, ti giuro, mi fa schifo…”
“.., beh… se ti ricordi anche quando dovevamo girare davanti al portone di quell’appartamento non l’abbiamo potuto fare perché era il posto nascosto dove si portava le tizie e doveva trombarsi una giusto in quei giorni…”
“Ma chi l’ha votato?”

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