Te ne accorgi dalle piccole cose: dalle code che devi fare in ospedale per i prelievi, perché una volta le donne in attesa avevano la precedenza. Adesso no. E puoi essere tonda e grossa quanto ti pare: nessuno ti fa passare.
La precedenza ce l’hanno solo i pensionati e i minori di 10 anni. O tutt’al più le doglie.
Solo al supermercato ogni tanto trovi la cassa gestanti, ma non ti ci metti in fila già da ora perché fa strano: la pancia ancora non ti si vede e allora quand’è che cominci ad essere gestante? Ti porti dietro l’ecografia da mostrare a chi non ci crede?

Sei incinta solo quando sei conclamata e abbondante. Altrimenti non vale.
E quando poi si vede, cominciano i problemi, perché se sei una libera professionista, fino a che ti sentono al telefono sono esaltati per la tua presenza, e ti parlano di lavori di uno, due, forse tre mesi. Poi quando ti palesi col tuo carico sporgente automaticamente il progetto diventa meno glorioso, non si sa bene, dobbiamo decidere, tu vieni giusto qualche giorno, poi capiamo.

E che l’Italia non sia un paese per mamme lo capisci dai contratti che non ti rinnovano:
l’augurio per il mio nuovo anno da futura mamma è stato “Grazie di tutto. Goditi la gravidanza.”
E tanti saluti.
Certo che me la godrò. Lavorando da un’altra parte. E facendo mille altre cose.
(e ovviamente, tutti quelli con cui ho avuto a che fare fino ad ora, erano tutti uomini).