Mi mancano le pareti colorate di casa tua. Mi mancano le lenzuola morbide del letto. L’odore di pulito.
Mi manca il tuo casino ammucchiato nell’angolo sinistro della camera. Mi manca la mascherina appesa alla maniglia della porta.
Mi mancano le finestre senza tende, la luce dalle tapparelle.
Mi manca quel quadro che ti ha dato tua nonna. Mi manca il bagno con tutti i campioncini dell’erbolario.
Mi manca la poltrona sacco che hai in sala. I tuoi DVD che mi fanno schifo.
Mi manca la tua cucina senza pensili con gli asciugapiatti dappertutto per non far sporcare nulla.
Mi manchi tu ai fornelli mentre cucini e ogni tanto ti giri a guardarmi.
E sorridi.
E intanto sul gas crepitano i tortellini di Giovanni Rana. Quelli alle erbe.
Mi manca la pasta mangiata bevendo il Beltè. E se ci pensi l’accoppiata è proprio pessima.
Mi mancano i poster sulla porta, le tue foto dove abbracci persone e dove io non ci sono.
E dove non ci sarò mai.
Mi manca quell’arredamento messo insieme da altre case, dai posti che ti hanno avuto prima che tu fossi qui.
Mi manchi tu, che fai capolino dalla porta della camera, nudo.
E col dito fai quel gesto per dirmi: “vieni qui, che adesso ricominciamo a fare l’amore”.