Il botto la fa volare come un calzino.
Come un manichino senza peso.
Eppure quella leggerezza sulla carrozzeria ha fatto un rumore secco, di quelli che fanno i pali, i muretti, le incornate tra i cofani.
La Clio ha fatto un rumore da cracker di metallo.
Io pensavo che il tizio avesse preso un cordolo. Il palo della luce.
Non una ragazzina dentro a un maglione.

Ho sentito il botto, la frenata, con la coda dell’occhio qualcosa che volava.
Un uomo che è sceso dall’auto sulla corsia opposta e che ha cominciato a urlare “Che cosa hai fatto? Dio, che cosa hai fattooooo??” Tenendosi le mani nei capelli.
La macchina della frenata è arrivata pochi metri oltre a me.
E sull’asfalto, un bel po’ più in là, un corpo spettinato.
13 anni circa in un maglione rosa.
Poi l’uomo che urla va avanti a dire che cosa hai fatto, il ragazzo scende dall’auto e dice che non l’ha vista, altri scendono dalle auto.
Prendo il cellulare e faccio il 112 e ho il dubbio se devo chiedere un’ambulanza perché forse è morta. Lei non si muove, attorno a lei il tizio e il ragazzo urlano.
Il ragazzo vorrebbe vedere accertarsi delle condizionei, l’uomo inveisce e gli dice “non la toccare, guarda che cosa hai fatto”.
Lui dice di non toccarla e l’uomo ancora urla non mi dire cosa devo fare, guardacosahaifatttttooooo!
E mentre tento di spiegare alla tizia del centralino dove diavolo siamo, chi sono io, come si chiama la gelateria qui dietro, la ragazzina nel maglione si riprende, comincia a parlare, piange. Ma è viva. La centralinista mi passa al centro emergenza.
La voce registrata mi spiega mentre sono in attesa, che l’operatore chiederà le mie generalità, cosa è successo, l’indirizzo esatto. Di fronte alla cialda, cazzo. Cosa ne so del nome della via? È di fronte alla cialda, alla fermata del pullman. Non ce l’avete google maps? L’operatore mi risponde, ma in lontananza sento già le sirene dell’ambulanza “credo che abbiate ricevuto altre chiamate… Azzate, la ragazzina investita”
“si- abbiamo già allertato. Senta, visto che la sento calma, mi dice come sta la ragazza?”
Non sono calma. Sto solo cercando di rendermi conto che quello poteva essere un cadavere. 13 anni di niente. Di compiti in classe da saltare. Di baci dati di nascosto senza che suo padre la veda. Suo padre che ha urlato “checccooosahaifatttoooo” con tutto il fiato che aveva in corpo.

20 metri di volo e pochi secondi per spalmare la vita sull’asfalto.
“È intera. Parla, ora è seduta e si tocca. Dolorante ma viva. Sento l’ambulanza, grazie!”
“si mi raccomando, non la toccate, non fatela muovere”
Si.
Dillo a suo padre di non toccarla. È lì ancora che inveisce contro il ragazzo che non sa che parole usare. L’incarnazione della colpa che vorrebbe almeno aiutare.
Una resurrezione in due minuti.
Un uomo raccoglie un telefonino sfasciato da terra e va dal padre che ancora discute animatamente.
Chissà se ce l’aveva in mano quando stava attraversando.

Ho sentito che rumore fanno i ragazzini prima di morire – o quasi- sulle strisce.
Non è un bel suono.