Sono andata in banca a chiedere dei soldi. I miei soldi.
Una parte. Per la precisione un venticinquesimo di quello che ho.
La cosa assurda è che a un certo punto l’omino dietro al banco ti dice:
“A che cosa le servono?”
Con tutto il dovuto rispetto sono cazzi miei.
Sono soldi miei.
Mi appartengono.
C’è una legge sulla privacy.
E ci sono i fatti privati.
Ci voglio imbottire i cuscini perché mi piace dormire sul morbido.
Li voglio sperperare in scarpe.
Voglio distribuirli per strada.
Vado all’ippodromo, chiudo gli occhi e punto tutto su un nome.
Ci faccio quello che mi pare.
SONO MIEI!

“Per legge lo dobbiamo chiedere”

Se ti dico che mi ci pago le cure per l’infertilità ti faccio un po’ più pena, stronzo?

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  1. 2pa says:

    …spero comunque che non sia per quel motivo.
    E la prossima volta al cassiere che non si fa gli stracavoli suoi in padella, digli che i soldi ti servono per corrompere un politico e per comprare un po’ di droga da spacciar per strada che ultimamente la vogliono tutti, vediamo poi che faccia fa (e in ogni caso: qual è la legge che gli permette di farsi i cavoli tuoi?!)
    ps: goditi i soldi che ora hai tra le mani, nella maniera che più ti garba!

  2. Giulio, che scemo che sei! : D

    Grazie dell’offerta, la prendo come un complimento.
    P.s. ma non eri mica tu quello con gli spermatozoi che si fermavano subito a farsi l’aperitivo al bancone?!

  3. Giulio says:

    hehehehehe!
    infatti..
    ma perchè tu non hai meno banconi del bar lì dentro?
    allora siamo rovinati!
    un bacione artista!

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