Tipi umani, come direbbe qualcuno, drammi dell’evoluzione, li definisco io. Ecco degli esempi di individui che, chi più chi meno, avrete tra i banchi della maggioranza o della minoranza del vostro comune. Ovunque viviate.

Il candidato sindaco (o sindaca). Per definizione persona poco fotogenica che, per un periodo di circa un mese, compare in ogni dove come neanche Chi l’ha visto potrebbe fare: con la sua faccia in formato 100×70 riporta in auge le teorie del Lombroso che, improvvisamente, diventano papabilissime e sensate a tutti.

Il sacrificio umano. Lui non voleva candidarsi. Ma gliel’hanno chiesto gli altri e, a malincuore, ha accettato. Però giura che non voleva. Ogni cosa è un peso: seguire le riunioni significa sottrarre tempo alla famiglia, rivestire una carica significa scegliere di lasciare il proprio lavoro. Una cosa orrida, insomma. Già che c’era ne ha approfittato e ha lasciato in anticipo la moglie, tanto l’avrebbe piantato lei perché la politica lo assorbirà completamente. Il sacrificio umano il giorno delle elezioni viene crocifisso sulla pubblica piazza, se eletto si porta il cilicio in consiglio comunale e Pasqua viene sacrificato come una agnello. Amen.

Dottor Jekyll e Mr Hyde. È una persona apparentemente a modo. Apparentemente cordiale, apparentemente equilibrata. Poi, in campagna elettorale, scopri che è uno psicopatico dalla doppia personalità, minaccia chiunque sui social network, in pubblico si aggira bofonchiando cose inaudite annunciando l’apocalisse se vengono eletti quelli che non rappresenta lui. Torna normale dopo le votazioni. Però il bipolarismo latente resta per tutta la legislatura e compare quando meno te lo aspetti. Di solito coi chiari di luna.

Io no basta. L’”io no basta” si dice stanco delle elezioni. Stanco di sentirsi criticare dalla gente. Stanco della politica. Stanco delle cose da fare. Stanco Stanco Stanco. Se gli chiedi se scenderà in politica di nuovo ti risponde convinto “Io no, basta”. Poi lo trovi sui manifesti perché si è candidato di nuovo.

L’inutile. Tutti si domandano cosa sia lì a fare. Pure lui.

Il mani in pasta. È un piacione simpatico, fa il brillante con tutti e sembra innocuo. Si aggira dappertutto anche a ore strane. Trovi curioso che sia ovunque come il prezzemolo. Dopo qualche tempo scopri che ha preso appalti che neanche Finmeccanica, che in quelle stesse aziende ha sistemato tutta la famiglia, che tra un po’ lo vedrai come amministratore delegato di una multinazionale di cui è socio di maggioranza. Ha comprato un’isola nel pacifico ma si aggira ancora con una vecchia Panda. A quel punto, e solo allora, capisci il perché del soprannome.

Il mastino. È il cane da guardia di qualcuno. Abbaia feroce contro tutti, si aizza a comando, sostanzialmente ubbidisce e all’occorrenza scodinzola. Individuarlo è facile, basta utilizzare il metodo pavloviano: buttate una manciata di croccantini sul pavimento: se sbava, è lui.

L’uomo dei numeri. Li dà, nel senso che sembra un invasato. Calcola tutto: dai bilanci agli avanzi, al costo del bicchiere del caffè ammortizzato per il tempo in cui lo si consuma. L’uomo dei numeri è prolisso, fiscale e puntiglioso. Un rompiscatole insomma. E se gli dite che vi ha rotto le palle, vi calcola in quanti pezzi e con l’addizionale IRPEF.

Il Tecnico. È bravissimo nel suo settore e solo in quello. Pertanto tira acqua al suo mulino su ogni proposta all’ordine del giorno : se è un fiorista, per esempio, proporrà dei dossi fatti con delle aiuole fiorite, se il bilancio appassisce proporrà di concimarlo e se la società idrica ha dei buchi di perdita propone di metterci dei fiori dentro. Quando in consiglio sente parlare di crescita, anche se si tratta di disavanzo, gongola felice.

Il furbo. Va a giocare alle macchinette durante il periodo di lavoro. Percepisce gettoni presenza anche quando è assente. È un campione ad imboscarsi. Ufficialmente è disoccupato ma lavora in nero e tutti lo sanno. Nessuno lo vota perché sta sulle balle a tutti. Eppure è sempre in carica. Chissà perché.

Il figlio di papà politico. I seguaci del padre rivedono in lui i fasti dell’età paterna, gli oppositori vedono i nefasti presagi della continuità genetica. Suo malgrado ha già il destino segnato, come la Monaca di Monza: da piccolo non aveva il banchetto di scuola ma i banchi di Montecitorio. Tra qualche anno sai che lo vedrai a Porta a Porta da Bruno Vespa a commentare un plastico. Ti fa pena e pensi a come sarebbe stato se avesse avuto una famiglia normale.

L’uomo dei servizi sociali. È un mite, fa il volontario in Croce Rossa, alla Protezione Civile, quando ha del tempo libero corre a far attraversare i bimbi sulle strisce fuori da scuola. In quanto a santità se la gioca con il Sacrificio Umano. Non affidategli il bilancio perché ha le mani bucate: non perché spenda e spanda ma perché è tanto buono che a Pasqua gli compaiono le stigmate sui palmi.

Il creativo. È quello che risponde a ogni cosa all’urlo di “si può fare!”. Snocciola idee a tutto spiano, offre soluzioni al limite dell’impossibile. Il suo mantra è il celebre discorso “Stay Hungry, stay foolish” di Steve Jobs al quale si ispira. Il creativo è quello che risolve il problema dell’inquinamento con un flash mob e le carenze di bilancio con un’azione di gherriglia.
Quando muore sulla lapide si fa scrivere “Tranquilli, c’è sempre un’alternativa”.

N.d.A.: Queste descrizioni sono frutto di fantasia e non si riferiscono a nessuno in particolare… se vi riconoscete forse significa che è arrivato il momento di farsi delle domande 🙂