Lo so che non succederà. O non è detto che succeda…
Oggi guardavo Emma e mi stavo domandando se ce la farò a crescerla bene. Se riuscirò a capire e stimolare i suoi talenti (certo, ammesso che ne abbia). Se saprò darle le armi, tutte, per affrontare i giorni da qui all’età adulta.
E poi c’è un pensiero che striscia, che non mi piace, che mi fa sentire impotente.
Il dubbio che s’insinua…
Che un giorno possa incontrare l’uomo sbagliato.
Quello che le dirà “non farlo perché io non voglio”. E non è poi così difficile, eh.
Basta poco.
Ho il terrore che finisca in quella gola stretta e soffocante che è l’inettitudine di alcuni uomini. Una cosa che non si vede subito a occhio nudo, che magari non esce neanche dopo anni di convivenza. È quella roba che salta fuori quando li lasci. O quando li metti davanti al fatto “o così, oppure…”
E loro scelgono “oppure”.

A me chi lo dice che questa figlia non me l’ammazzerà qualche cretino, convinto che tanta bellezza debba essere solo sua?
Come faccio a fermare quella mano?
Come faccio a fare in modo che non succeda?
Come faccio ad assicurare a mia figlia, alla mia bellissima bambina, che nessun uomo la ucciderà?
Come?
Davvero i mostri sono solo tanto lontani da noi?
Perché io ogni giorno vedo storie di orrenda normalità, di quotidiana banalità che solo per un dettaglio – una forbice infilata in pancia, un coltello sguainato di taglio sul collo, un martello calato sul cranio – diventano omicidi. O meglio: femminicidi.

Non esiste l’identikit dell’uomo feroce. Non ho le coordinate di quello che potrebbe essere un assassino. Posso solo sperare che quello di cui si innamorerà non si faccia venire in mente a un certo punto di ammazzarla perché la reputa roba sua.

E ho quasi paura, perché più la crescerò rendendola indipendente e sicura, più il suo essere libera metterà in luce le insicurezze maschili.

Ma per fortuna lei per ora se ne frega e va avanti a rosicchiare i soldatini di plastica, prima che qualcuno le faccia notare che sono da maschio, e le femmine di solito non li usano.