E’ da una vita che non faccio nulla per carnevale.

Però i vari travestimenti fatti da piccola me li ricordo.
E sono stati nell’ordine:

La fatina (con tanto di imbarazzante cono in testa)

La principessa (in abito lungo viola, ma senza coroncina. Per l’occasione riproponevo anche la bacchetta da fatina. Tanto quando sei principessa puoi fare quello che vuoi).

La cannibale (con gonnellino colorato e frangette alle caviglie)

La ricciolina (mia madre mi aveva fatto questo vestitino che aveva ricoperto di nastri arricciati. cosa volesse dire non lo so).

Il fantasma (che può sembrare normalissimo, ma sotto il lenzuolo ero cosparsa di croste visto che avevo la varicella. Insomma: un mostro nel mostro.)

La spagnola (definizione che andavo in giro a sottolineare, visto che la gente mi guardava e diceva “che zingarella!” e io a puntualizzare su cosa fossi. Un macello ogni volta).

La fidanzata di rambo (occasione in cui potevo menare a sangue i maschietti senza sensi di colpa).

Il prete ( quella volta avevamo organizzato tutto un corteo matrimoniale impeccabile. Davo via benedizioni come il pane).

Ecco. Poi basta.

Dovessi farlo ora non so.
Mi piacerbbe tanto travestirmi da cibo. Si. Una bella torta gigante. O un sandwich.
Oppure uno di quei vestiti meravigliosi alla Maria Antonietta coi corpetti rigidi e le tette fuori.

Ecco, quello potrei fare i capricci per non toglierlo più.