Sono ufficialmente tra quelle che pisciano ogni mattino sul tamponcino assorbente.
Sono una del terziario avanzato che usa ‘PERSONA’: l’infernale macchinetta pro o contro fertilità, a seconda.

La scienza e la tecnica hanno fatto di me una donna leggibile, classificabile, riscontrabile.
Il display conta e decanta la mia ovulazione.
Ogni mattina (12 nel primo ciclo, per la precisione), miro e sparo un po’ a casaccio centrando il tampone assorbente, una linguetta chirurgica in microsfere assorbenti che succhiano con l’urina i miei primi ormoni del mattino.

Non è vero che diventa tutto meccanico: a me rompe le palle alzarmi e dover spalancare il dannato coperchietto.
Le luci si sintonizzano, si calibrano, e poi il led giallo mi incita al doveroso assegno.
Calo le braghe, e non solo nel senso filosofico del termine.
Mi accomodo, scarto il tamponcino e mi concentro.
Alle sei meno dieci del mattino.

La vescica si strazia nel controllo del getto, miri fin che puoi, con gli occhi impastati di sonno.
Devi centrarlo, eh! Deve essere imbevuto delle dorate gocce del mattino.
Poi tappi e aspetti che la linguetta di controllo cambi colore. Intanto finisci, e quello che dovrebbe essere liberatorio non lo è più del tutto. Resta quel fastidio al basso ventre, mai soddisfatto del tutto.

Inserisci il tampone nel comodo lettore e aspetti il resoconto.

Oggi ho l’ovetto fecondabile comparso sul dispaly.
Sono tutta un ormone positivo.
Una femmina in assoluta predisposizione generativa.
Sono la dea madre del pianeta.
Un concentrato di femmina ancestrale.

Sono statisticamente più donna del solito.

Che qualcuno mi fermi!