mitra firmato vuitton

Foto da internet, autore sconosciuto

Se c’è una cosa che tende a farmi imbestialire sono quelle persone che pensano di avere la ragione in mano e nulla fanno per comprendere o semplicemente discutere e dialogare con chi non la pensa allo stesso modo.
La talebana – o il talebano – come li chiamo affettuosamente con le amiche, non ammette altra verità all’infuori della propria.
Il primo argomento che esplicita è il suo totale, assoluto, catastrofico dissenso verso qualcosa.
È categorico e senza ritorno.
Se non fai come dice lei (o lui) non meriti di esistere, nella maggior parte dei casi sei una pessima persona, uno stupido, un incoerente, qualcuno che merita di essere debellato dalla faccia della terra.
Il talebano difende sempre qualcuno a costo della vita. La tua.

Il secondo commento che usa a difesa della sua tesi è “Ti sei informato?”
Loro lo hanno fatto. Magari da fonti non attendibili, senza verificarle, snocciolando a catena solo argomenti che interessano a loro, non certo alla ricerca di una dialettica costruttiva, di un confronto alla pari con cui misurare la fondatezza di quello che pensano.
I talebani sparano, non solo cazzate, ma epiteti, come se non ci fosse un domani.
Ti trattano da stronza, perché “ti pensavano diversa” e credevano che “tu fossi un’altra”. Nel senso che ti volevano omologata a loro.
La talebana (e il talebano) si schiera, nell’ordine, a difesa di alcuni temi a suo avviso di vitale importanza.
Sono, in genere, posizioni vicine al cattolicesimo- o dovrebbero esserlo. Peccato che per via di comprensione fraterna e tolleranza ci sia davvero poco da dire.

In vita mia mi è capitato di assistere a livelli di massima intolleranza parlando di:
Allattamento al seno
Il parto naturale
Il conflitto tra Israele e Palestina
I vaccini
L’aborto
La scelta del fine vita
La sperimentazione animale.
E probabilmente anche qualcos’ altro che ora mi sfugge, tipo se sia lecito macellare i cavalli e mangiarli.
Gli argomenti sono i più disparati e riguardano ogni condizione della vita: la tua. Perché loro hanno la soluzione di come dovresti vivere tu.

I talebani hanno foto, tantissime foto strappalacrime di quelle con le frasette dei baci perugina sopra, e le usano all’inizio della conversazione per farti capire da che parte stanno.
Poi quando la discussione prende una piega più decisa, allora sfoggiano la pornografia del dolore, roba che neanche il peggior splatter di Tarantino riuscirebbe a partorire: cani dissezionati, bambolotti insanguinati e crocifissi, gente dilaniata dalle bombe, vecchietti con le cannette al culo.
Tutta una case history del peggio, che conservano probabilmente in una cartellina a fianco alle foto delle vacanze. Sarebbe carino sapere sotto che nome e con che etichetta.

Col talebano è impossibile dialogare, nel senso che non ammette altro pensiero che il proprio.
È lo stereotipo della persona per bene, che però augura ogni male a chi non pensa bene come lei.
I talebani, in genere, sono il male travestito da pane e Nutella.
Perché il pensiero giusto è il loro.
Il tuo non deve esistere.
I talebani in genere si offendono sempre alla fine di un post come questo e non capiscono di cosa sto parlando. Non si accorgono che non ho dato giudizi su nessun argomento, a parte sull’intolleranza.
Alla fine ti tolgono l’amicizia su facebook. Ma a conti fatti non è che sia poi un male.
Tu, per conto tuo, potevi lasciarli anche nella timeline a dire la loro, non ti davano fastidio, tanto sei per il “pensala pure come vuoi, non sono d’accordo, ma va bene così”.

Detto questo ora prendete la mira e sparate. Tanto mi sposto.