corti

Avevo i capelli corti verso i 12 anni. Li portavo così perché li trovavo comodi e pensavo non ci fosse niente di male. Li avevo a spazzola. Poi a un certo punto ho cominciato a farli crescere. È una cosa a cui non avevo più pensato fino a che non ho visto questo spot.

Effettivamente è andata così: era il periodo dell’adolescenza. Fai atletica leggera, corri forte, sei una tosta in pista. Hai i capelli cortissimi e un fisico che ormai è formato, è muscoloso, tonico, definitissimo. Tua madre ti dice che coi capelli corti sembri un maschio. Un giorno sul campo di atletica saluti due ragazze che hai visto a una festa di compleanno di un’amica e loro, allontanandosi ridendo dicono “cacchio, pensavo fosse un maschio, sembrava pure carino”. Quello è il periodo del primo fidanzato, quello che comincia a dirti che coi capelli corti non gli piaci, che non ti devi mettere i body per correre perché è geloso anche se non è mai venuto a vedere una tua gara; è il periodo in cui tua madre sarebbe più felice di vederti in tacchi che con le scarpe da ginnastica. Poi non so dire come, ma le cose cambiano. Inizia a farti crescere i capelli e passi dalla comodità alla lungaggine dell’asciugatura, ma dai, dopotutto non stai male. Oltre ai chiodi delle scarpette da pista cominci a muoverti anche sui tacchi. Scopri che non è male pure infilarsi una minigonna col fisico che hai e si, ti piace essere guardata. Ci metti anni a fare questa metamorfosi. Dopo le scuole trovi lavoro in una grande agenzia. Lì fai un sacco di esperienze e cominci a vedere che non godi della stessa credibilità dei colleghi maschi nonostante tu abbia vinto altrettanti premi e faccia il lavoro altrettanto bene. Ti trovi sempre uomini in testa, promozioni a loro, mai a te o ad altre colleghe che se lo meriterebbero. Ogni tanto il tuo direttore creativo ti dice anche che è dell’opinione che le donne debbano stare a casa a fare figli, nonostante ormai ti dia praticamente carta bianca su qualsiasi lavoro.

E questo in sostanza lo vedi succedere in varie agenzie, negli altri posti dove lavori, e scopri che c’è tutto un mondo che rema contro le donne e non capisci perché. C’è tutta un’aspettativa sbagliata, che comincia, talvolta, dalle donne stesse. E allora cerchi di capire dove sia il cortocircuito. Intanto, mentre vivi i capelli si accorciano di nuovo. Fai due figli e ti incazzi se qualcuno ti definisce “la mamma di” e puntualizzi sempre che sei prima di tutto una persona, una donna e una professionista, poi in fondo, ci possiamo aggiungere anche mamma, ma è l’ultima delle specifiche, quasi un caso.
Ora porti i capelli cortissimi, nessuno osa dirti che sembri un maschiaccio perché il tuo femminismo ti precede e la tua femminilità trasuda dai gesti, qualunque cosa tu faccia.
Anzi, il bello è sentirsi dire che ti stimano per come sei, non perché sei bella o sexy, di quello ormai te ne infischi, ma perché hai carattere.

E sai perfettamente che a ottant’anni, quando tuo o tua nipote ti dirà: “ma nonna, sei proprio sicura?” quasi senza osare toccare la tua chioma bianca, risponderai “zitt@ e taglia!” facendogli mettere a livello zero il pettine del rasoio elettrico.

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