Ti vuoi mettere con me? SI – No. E morta lì.

Una volta era così facile col bigliettino: bastava fare i quadratini con SI – NO e tu mettevi il crocino. E pure se era NO, pace, chi ti aveva dato il biglietto si sarebbe innamorato velocemente di qualcun altro. Detto fatto.
L’ansia della risposta bastava il tempo di una X se non andava lui – o lei- ci metteva letteralmente una croce sopra e basta. I sentimenti erano roba riciclabile, riutilizzabile. Come quel biglietto che ti chiedevano di segnare a matita, perché così potevano riutilizzarlo senza starsi a sbattere a scriverne di nuovi.

Com’è che adesso ci sono tutte queste sfumature di sentimenti? Quand’è che è arrivata la spunta “aspetta che ci penso”? “Valutiamo”? “Non avrò mica perso la mia libertà”? “Sai, è complicato”? “Io non ti chiedo niente”?
SI – NO.
Quando i sentimenti perdono il dono della sintesi le relazioni diventano complicate.
Forse dovremmo tornare ai crocini. Ai SI e NO barrati con un gesto deciso. Se va bene ok, altrimenti pace.

Quando abbiamo smesso di dire chiaramente “Mi sono innamorata di te?”
Quante volte mettiamo davanti ai sentimenti tutta una meravigliosa paratia di vaghi concetti annacquati per delimitare lo spazio di manovra del cuore?

Io in genere mi innamoro poco.
Chi scrive ha questo dono sciagurato: non sbaglia mai i finali. E non si racconta storie.
Io ho sempre saputo come sarebbero finite le mie relazioni ancora prima che le cose accadessero. Giusto il tempo di inquadrare i soggetti e avevo chiaro il finale.
Purtroppo. Perché ci provi a dirti che ti sbagli, ti piacerebbe avere torto marcio… ma poi le cose si mettono in fila esattamente come hai detto tu.
Quel non farsi sentire, quel rispondere sempre meno spesso, con meno trasporto, sai già che diventerà un NO non detto.
Perché è così che va: non si dice.
È tutta un’interpretazione di fattori a cui non hai risposte certe. È tutto un “Beh, l’hai detto tu” e per forza, se tu fossi stato chiaro io avrei capito dall’inizio.
Un bacio che cos’è? Che casellina gli mettiamo?
Per me è un “mi piaci e mi interessi decisamente”. Quand’è che è diventato un normale passatempo al posto delle sigarette?
Tenersi per mano per me è intimo quanto l’amore. Anche qui come la mettiamo? Che ci si bacia, si passeggia abbracciati, ma non siamo niente?
Che davvero, cos’è tutto questo spreco di fisicità? Di messaggi di senso incompiuto?
Cos’è questa strage del sentimento?

I gesti che valore hanno? Mano nella mano quanto vale? Gli abbracci? Quel guardarsi negli occhi sorridendosi senza dirsi nulla non vuol dire niente proprio perché siamo stati zitti?

Se abbiamo provato a fare l’amore e non c’è venuto che si fa? Tiriamo i remi in barca e ciao?
Lasciamo tutto così, senza dirci altro?

Voglio tornare alle cose facili, ai sentimenti grezzi, a quel “ora siamo insieme” e guai a dire che non è vero. Rivoglio un codice di comportamento: 4 passi insieme e due persone del paese che ti vedevano mano nella mano ed era già storia d’amore.

Voglio la schiettezza di Novella 2000. Voglio la certezza del titolo in prima pagina.

Voglio quella roba lì, per cui non devi avere il dubbio che stai dicendo la cosa sbagliata all’uomo sbagliato.
Non ho tempo per sprecare i sentimenti. Non ho tempo per sbagliarmi.
Non voglio fare la quindicenne in forse.
Non la voglio la sagra dei Boh!
Non voglio più riattaccare il telefono domandandomi “e quindi?”.
Non ci voglio giocare alla fidanzata a ore.

Voglio sapere se è un SI o un NO.
Il bello è che se glielo chiedi ti dice “non lo so”.

E a quel punto solo il vaffanculo è certo. Al che ti viene voglia di metterci un crocino sopra. Ma a lui.

Quanto vi pesa un “mi sono innamorato di te?” Quanta ansia vi mette? Anche voi siete per il “vabbè, vediamo, non lo so”? Quanto vi ha lasciato male un “ma guarda che non stiamo mica insieme”? Siamo tutti nell’affollatissima friendzone?