[Ah, ho scritto all’URP, Ufficio Relazioni col Pubblico dell’Ospedale di Varese. No, la risposta non è stata “suka”. Però aspetto di vedere se mi dicono altro]

Il mio testo:
 Il giorno 13 gennaio ho partorito all’Ospedale del Ponte e quel giorno stesso ho scoperto che il reparto di ostetricia dove avevo felicemente partorito la mia prima figlia in realtà è diventato una macelleria. Strano: perché sui cartelli dell’ingresso c’è scritto ancora ospedale. Forse è il caso che li aggiorniate. 
Sempre quel giorno ho scoperto che a Varese l’epidurale è un tuo diritto fino a che non la chiedi, e che nonostante le parole rassicuranti degli anestesisti negli incontri preparto, in realtà bisogna passare per la santa inquisizione delle ostetriche e se becchi quella sbagliata, l’epidurale te la scordi.
Ho scoperto anche che se durante il parto, dopo ore di spinte inutili con un bimbo che non si incanala e non scende, urli a gran voce che vuoi il cesareo, si materializzano improvvisamente un sacco di persone, compresa la ginecologa di turno che ti carica di insulti manco le avessi portato via la mamma, e che curiosamente si sente in diritto di snocciolarti il suo curriculum e trattarti come una bestia.
Ho scoperto che quando si decidono a fartelo, questo benedetto cesareo, le macellaie diventano creative e ti trattano a pesci in faccia, parlandoti come una celebrolesa e tirando fuori tutto il peggio del loro repertorio.
Ho scoperto che quando poi tutto finisce, e il bambino nasce con un peso di 4chili e 330 grammi, sul referto medico scrivono “cesareo per mancato impegno”, ovvero perché il bambino non sarebbe mai nato in modo naturale. Quindi ho scoperto che avevo ragione io.
Peccato che né l’ostetrica né la ginecologa il giorno dopo siano passate a vedere come stavo, perché mi sarebbe piaciuto vedere la loro faccia di fronte al peso di mio figlio.
Ho scoperto poi che c’era questo indirizzo a cui scrivere per raccontare come sono andate le cose. Non ho idea se servirà e se farete qualcosa: io intanto vi lascio il link del mio blog dove ho raccontato tutto per filo e per segno:
http://uomochemilava.blogspot.it/2014/02/il-mio-parto-una-macelleria-messicana.html


Eh, si, perché una cosa che non sanno quelle due signore è che io sono una blogger di professione, scrivo per alcune riviste e il pezzo ha già avuto più di 2000 contatti. Così, giusto per far loro un po’ di pessima pubblicità.
Ah, e un’altra cosa che non sanno è che sono intenzionata a denunciarle presso tutti gli organi competenti. Ma questo lo scopriranno da loro.
Se vi servissero i loro nomi e cognomi non esitate a chiedermeli. Sarò felice di segnalarvele.
Cordiali saluti e grazie a chiunque leggerà questa mail, sperando che sia in qualche modo utile, se non a me, alle altre donne che si troveranno a partorire nella vostra struttura.
Valentina Maran.

La loro risposta:
Ho provveduto a inoltrare la sua mail all’ufficio protocollo della nostra azienda.
Cordiali saluti. Chiara C.

[che dite: succederà qualcosa?]