biglietto maranUna cosa che non voglio fare e mai farò è dire “Sono la Mamma di” qualificandomi in virtù della figlia che ho.
Sono Valentina. Prima di tutto Valentina.
Sono Valentina e sono una professionista.
Sono una donna che lavora.
Ci ho messo anni a costruire la mia carriera, i miei successi, quello che so fare.
Mia figlia è semplicemente una parte della mia vita. Importante, certo, ma non tutto.
Non è la parte migliore di me. È un’altra cosa.
Accessoria, bellissima, ma un’altra cosa.
Quindi vi prego, per la festa della donna fatemi questo regalo: non urlate al mondo che da quando siete mamme avete capito che l’unica cosa per cui siete nate era fare le mamme. Perché è un’offesa a voi stesse, alla vostra cultura, a quello che avete costruito.
Poi siamo d’accordo che i figli son pezzi di cuore. Ma sono anche fette di culo, di anima e di fatica.
E ci avete messo anni a diventare la cosa che siete.
È bellissimo avere figli. Ok. Ma è bellissimo anche avere una qualifica sul biglietto da visita, una reputazione di prim’ordine e poter dare a quei figli degli ottimi motivi per essere orgogliosi di voi. E quell’orgoglio secondo me non può essere solo derivante dal fatto che cucinate bene lo strudel o non stingete loro i calzini.
Partorire non può essere l’unico motivo per avere un senso nella vita. È una fase. Intensa, ma semplicemente una fase.
Io voglio prima o poi sentir dire a Emma “la mamma è in gamba, fa un lavoro bellissimo. E io sono contenta che sia così”.
Io lo strudel non lo faccio. E ‘sti cazzi.