gomma

Io ho sbagliato. Ho sbagliato un accento. Che sarà mai, direte voi. Eh, io ho sbagliato un accento e ho perso il lavoro.

Lo so, che una come me pare impossibile possa farlo, ma succede.
Gestivo la pagina di una persona in vista.
L’iter era questo: la segretaria mi passava le notizie o le massime da pubblicare. O io le indicavo a lei. Si decidevano, si mostravano al capo, si pianificavano gli orari d’uscita. Un lavoro che si faceva ogni giorno, tipo ufficio stampa.
Niente piano editoriale, si lavorava sull’attualità.
La segretaria, dicevo, mi passa alle nove di sera una frase da pubblicare.
Ha uno strano accento.
Mi pare sbagliato.
Curioso: di solito lei è attentissima all’italiano, è una nazigrammar di quelle serie.
Allora controllo. Cerco su google la frase. La trovo su vari siti e sempre riportata con quello strano accento. Non mi convince, ma vabbè, magari è una forma arcaica, mi dico. La frase è di un poeta di chissà dove e di chissà che periodo.
Ovunque appare così. Si vede che deve essere scritto così.
Non chiamo la segretaria perché ha appena avuto un bambino piccolo e conosco le difficoltà di essere sempre sul pezzo e lei neanche si è fatta un giorno di maternità per sua scelta.
Sono quasi le 21,30. No, non la chiamo, dai. Ho fatto le verifiche del caso.
Ok, se google me lo conferma ovunque scritto così, se la segretaria pignola me lo ha passato così, se anche il grande capo ha dato l’ok alla pubblicazione perché la frase gli piace, allora vuol dire che mi sto facendo delle pippe inutili. Pubblico. Poi lascio il cellulare a caricarsi, in cucina, modalità silenzioso e metto a letto la piccola.
Mi addormento anch’io.
L’avessi mai fatto.
Al mattino trovo tre telefonate, due messaggi… ma che cavolo?
Leggo in fretta: non ci credo! L’accento era sbagliato! Era sbagliato! Allora il sentore che avevo avuto era corretto, accidenti a me e al non riverificare abbastanza.
Ma erano quasi le dieci di sera e chiamare una donna che ha partorito da poco mi era sembrato sbagliato.
Dubitare così tanto di google mi era sembrato sbagliato.
Eppure.
Messaggi prima allarmati del capo che scrive in stampatello “C’E’ UN ACCENTO SBAGLIATO! VIA L’ULTIMO POST!” poi sms e messaggi della segretaria prima inferocita, poi più calma che all’inizio smadonna, poi dice “risolto, l’hanno visto in pochi.”
Apro Facebook. Il post non c’è più, l’hanno tolto alla velocità della luce.
Nessun commento ai post dopo fa riferimento a questo.
Nessuno screenshot accusatorio.
Forse è andata bene. Ma lo sapremo solo tra qualche ora.
Mando un messaggio di scuse, prima al capo, poi alla segretaria.
Nessuno mi risponde al telefono.
Arriva una mail della segretaria: “Scusa Vale, ma abbiamo sfiorato il casino, lo sai come funziona, qui se lui sbaglia qualcosa lo attaccano su tutti i fronti, non aspettano altro. Non possiamo sbagliare. Ho visto che ti avevo mandato io l’accento sbagliato, mi spiace, ma sono errori che non possiamo fare. Lui è davvero arrabbiato”.

Lui mi manda solo una mail qualche ora dopo dicendo che probabilmente sono un po’ stanca ed è il momento di riposarmi. Mi scuso di nuovo, spiego com’è andata ma mi assumo comunque le mie responsabilità: era un errore che non dovevo fare.
“Riposati”, mi risponde.
E da quel giorno non ho più lavorato per lui.

Ho sbagliato. Succede.
Ho chiesto scusa, ma non è servito.
Non ci tiravo fuori da vivere con quei soldi, però è un cliente che ho perso per sempre.
Quindi per favore, prima di accanirvi come bestie dietro un accento, un apostrofo, prima di qualunque cosa, ricordatevi che siamo persone. Poi ok riderci sopra, ci sta. Ma non urlate al cadavere, vi prego.
Io ho sbagliato. Per un accento non muore nessuno. Per un apostrofo neanche. Eppure si perde il lavoro.
E prima di fare quelli puri e duri, ricordatevi che con ogni probabilità avete il cellulare che scrive “un po’” con l’accento.