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Mia madre è diventata mamma- mia per la precisione, negli anni 70. Anzi, nel mitico 77. L’anno del blackout, si diceva. Mia mamma è figlia dei pregiudizi impressionanti e del “non si deve fare perché è così e basta”. Col cavolo che me la vendete come meravigliosa la stagione degli hippy e dell’amore libero: il flower power ha visto mamma e s’è scansato, appassendo funesto.

I Beatles, Elvis, i mitici anni 60 in cui era poco più che adolescente le hanno portato foto indimenticabili di mio padre con dei basettoni imbarazzanti e il borsello.
Per il resto la mamma anni 70 ha fatto danni, perché se è vero che c’era il rock è anche vero che lei era figlia dell’omino delle offerte in chiesa. Esatto: scoop degli scoop, la vostra amata sex blogger era la nipote del sagrestano.

La mamma anni 70 ti propinava il latte in polvere. Stop. Tanto quanto adesso ci fanno pippe sull’allattamento al seno, al tempo il latte artificiale era il non plus ultra, roba che venivi su dritto come un fusto, pienotto e cicciottoso. Con grande orrore della leche league, sono crescita a beveroni finti. E mamma ha tutt’ora due tette che levati.

La mamma anni 70 aveva delle minigonne giropelo che io mai e poi mai mi sarei messa neanche da adolescente. La vera liberazione sessuale erano quelle minigonne. Ora ce le scordiamo.

La mamma anni 70 ti metteva i moonboot col pelo fuori. Ho foto con stivali col pelo che sembrano paro paro i piedi del Big Foot. Dovevi stare attento che se incrociavi Messner te la passavi brutta.

La mamma anni 70 ti metteva i maglioni che pizzicavano che faceva nonna. Se volete un’idea di cosa fosse mettere quei maglioni provate a sdraiarvi a petto nudo su una balla di fieno. Il risultato è il medesimo, con la differenza che noi si sudava anche a -40.

La mamma anni 70 usava lo shampoo per i capelli biondi, anche se eri mora.

La mamma anni 70 era figlia della liberazione sessuale ma nipote del bigottismo e questa roba si riversava a fiumi nel giradischi dove sentivi Bob Marley e subito dopo girava “perdono” della Caselli.

La mamma anni 70 aveva la ‘500, sapeva scalare facendo la doppietta. Praticamente un Alonso in minigonna.
La patente non la faceva a 18 anni, aspettava di avere i figlioletti grandi che dovevano essere portati all’asilo o a scuola. Tutta la mia generazione ha assistito e partecipato alle prime guide della mamma. Tanto che quando è stato il nostro turno lei non ci ha potuto dire nulla.

La mamma anni ’70 aveva difficoltà a spiegarti il ciclo mestruale: per lei, nonostante il periodo di cui era figlia, valeva sempre il fatto che non dovevi toccare la maionese perché impazziva, non dovevi toccare i fiori perché appassivano, non dovevi farti il bagno o lavarti i capelli finché non avevi finito le tue cose. Ancora oggi quando le dico che le sue erano idee folli mi risponde che tanto lei è in menopausa e non ci pensa più.

La mamma anni ’70 faceva sempre foto e ancora le conserva stampate in un enorme album che racconta la nostra vita, altro che noi coi nostri selfie e gli schermi touch.

La mamma anni ’70 è figlia della lavatrice, dello stereo, del telefono, del boom economico.
Guardava l’oblò della lavatrice con lo stesso stupore con cui noi guardiamo le serie in HD su Netflix. Solo che lei aveva anche il programma asciugatura, noi no.

La mamma anni ’70 ci ha lasciato usare piccoli elettrodomestici giocattolo come il ferretto da stiro che scaldava, il dolceforno e la terrificante maglieria di Barbie. Ci hanno resi indipendenti su buona parte delle cose da imparare nella vita… unico neo i lego: potevi averne quanti volevi da montare, ma nulla ti prepara alla brugola e alle istruzioni Ikea.

La mamma anni ’70 ci ha portati fin qui, a scrivere post al vetriolo pieni di affetto. Dai, dopotutto non è andata così male…  E quando state per prenderle in giro, ricordatevi che sanno fare la doppietta in scioltezza. Massimo rispetto.