che peccato

Che peccato.
Che peccato, ragazzo mio del parco giochi al chiuso di Albizzate.
Che peccato perché alle volte basta davvero poco.
Che peccato che tu abbia risposto tanto male, dopotutto eravamo lì per la festicciola di compleanno di un amichetto, eravamo una manciata di genitori e tu avevi 5 tavolini liberi.
Che peccato perché non penso che alla domenica pomeriggio, alle quattro, avresti riempito di botto il locale.
Che peccato, perché quando una come me ti chiede se per cortesia sia possibile unire i tavolini visto che siamo una serie di genitori in piedi, basterebbe rispondere con un si o un no, sorridendo.
Non serve annunciare il pippone della prenotazione, del fatto che per accedere ai servizi è necessario prenotare e via di altri dettagli inutili.
Ti ho chiesto semplicemente un’informazione a cui rispondere cordialmente con un si o con un no, magari sorridendo.
Potevi dirmi “signora mi spiace, purtroppo sono già prenotati”, oppure “signora, mi spiace, ma purtroppo per regolamento devo tenerli liberi per gli eventuali clienti che non fanno parte delle feste”.
Potevi anche avere il colpo di genio, e dire “si, prendetele, ma se arrivano clienti che non fanno parte delle feste dovrò chiedervi di alzarvi, spero non vi dispiaccia”. Se tu avessi risposto così ci saremmo seduti, avremmo tutti ordinato qualcosa, e tu ci avresti guadagnato, sia di cassa, che di bella figura.
Si chiama marketing. E un cliente felice fa da ambassador al tuo locale, se lo tratti bene.
Se invece fai tutto il saputo piccato come hai fatto con me, che ti ho solo chiesto se per cortesia era possibile unire un tavolo – e bada, anche se mi dicevi cordialmente di no non mi sarei offesa, ho solo chiesto – poi va a finire che la gente si infastidisce, e al tuo cavolo di posteggio per mocciosi per le feste di compleanno, i figli non ce li portano più.
E quando ti ho detto “la domanda è facile, basta un si o un no” era semplicemente per fermare quell’emorragia di inutili informazioni infastidite e scocciate che ci stavi dando su prenotazione, quantità di sedie attorno a tavolini singoli che non puoi lasciar mettere perché non si fa.
E quando una di noi ti ha detto “va bene, grazie, allora ci alziamo” non era il caso di piccarti ancora di più facendo il risentito e dicendo “la domanda è facile e la risposta ancora più semplice è una questione di prenotazioni ” e tutto il resto del pippone affino che hai fatto, santo cielo.
Ragazzo mio, vedi, alle volte serve poco: un sorriso, un po’ di cortesia, e la coscienza che quella che hai di fronte è una mamma con dei figli piccoli, e tu ci campi sulle feste di compleanno di queste mamme coi figli piccoli.
E i miei compiono gli anni una volta l’anno esattamente come tutti gli altri.
Vedi, se tu fossi semplicemente stato cordiale, anche solo nel dire no – che va benissimo come risposta, eh! – dicevo, se solo fossi stato cordiale, la mia opinione su di te e sul posto che gestisci sarebbe stata davvero diversa.
Ma così non è.
Quindi mi spiace, ma non farò mai nessuna festa di compleanno nel tuo “posto dei magici sogni” di Albizzate, né tantomeno lo consiglierò a chi capita qui, sul mio blog.
Non lo consiglierò non per il posto, che in sé è carino, ma per la brutale e sconveniente scortesia del ragazzotto del bar che non è capace di rispondere gentilmente agli avventori.
Alle volte basta un si o un no con un sorriso, caro mio.
Anche perché, ricorda, non c’è mai più una seconda occasione di dare una buona prima impressione.
E l’impressione che mi hai fatto tu è stata davvero pessima.
Auguri.