Il natale è andato così: che Emma è impazzita per la cucina giocattolo, ci passa ore e annuncia in continuazione “MAMMAAAAA; PAPAAAAAA’, E’ PONTOOOOOOO”, salvo poi ritrattare tutto con un “PONTO NO!” un secondo dopo appena ti affacci alla cameretta. E via così.

È stato il primo Natale dove ha finalmente capito e apprezzato i regali. Il primo in cui ci siamo alzati in piena notte per allestire l’arrivo di Babbo Natale e delle renne. Il primo in cui, da genitore, posso dire di aver ritrovato lo spirito natalizio perché dedicato a qualcun altro.
Viverlo attraverso gli occhi dei piccoli ti fa ricordare un sacco di cose di quando la nanetta eri tu. E ti apre il cuore.
Per il resto nulla.
Continuo ad essere spiaggiata sul divano in attesa dell’arrivo del pupo che si annuncia grosso e casinista.
Dovrebbe esserci per il 18 gennaio, ma dubito di arrivarci visti i dolori continui.

Ah, l’altra notte vi siete persi una fantastica corsa in ospedale per via della pressione alta. Nulla di che, tutto ok: monitoraggio perfetto, pressione rientrata dopo che mi hanno bucato la mano per infilarmici un catetere che poi non hanno usato.
Ostetriche adorabili, ginecologo giovane e gentile.

La cosa più divertente è che, strada facendo, l’unica preoccupazione mia e di Gigi era il mancato arrivo del castello dei MiniPony: Emma sa che il fratellino le porterà quel regalo quando arriva. Lei ha grandi aspettative, ancor più che con Babbo Natale. Il fatto è che il pacco arriverà i primi di gennaio, e noi non possiamo far fare al fratello la figura del barbone che si presenta a mani vuote.
Quindi fino a che quel cacchio di castello non arriva io devo resistere e non partorire.

Sono nelle mani, pardon, nelle zampe dei MiniPony.