Si, succede: anche i preservativi si rompono.
Nonostante siano progettati per stare a lungo sul cazzo, ops, pardon, sul pene, e siano un metodo decisamente efficace per evitare le malattie sessualmente trasmissibili, i preservativi possono rompersi.

Non schioccano come cocci di ceramica quando fate cadere un piatto a terra. Non sfiatano come le gomme delle biciclette. E no, non è molto comodo infilarli in una bacinella d’acqua per veder se fanno le bolle in un punto o nell’altro.
I preservativi si rompono. Non tutti, una percentuale molto bassa, ma si, anche loro hanno un indice minimo di fallimento, che quando capita a voi, più che indice diventa un dito medio nella relazione.

I preservativi devono essere acquistati di buona marca, possibilmente in farmacia o al supermercato, e devono essere conservati in luoghi idonei.
Meglio non far subire sbalzi eccessivi di temperatura. Teneteli lontani da cose appuntite, come aghi, unghie appena fatte o lingue troppo taglienti.

Se avete preso tutte le precauzioni per la vostra precauzione preferita, sappiate che potrebbe succedere che comunque si rompa.
Non vi avviserà, e magari non ve ne accorgerete ad occhio nudo, viso che di norma sono trasparenti, ma potrebbe accadere di domandarsi se l’umido che sentite è il lubrificante oppure se la macchina del capo ha un buco nella gomma.

La seconda cosa che vi accadrà sarà il panico.
Panico totale perché non capirete il chi e il come: vi hanno sempre detto che è uno dei metodi più sicuri, che, fa ‘sti scherzi proprio a voi?
Si, i preservativi possono avere un senso dell’umorismo tutto loro, proprio perché impregnati di umori e proprio perché il sesso lavora di accelerazioni e frizioni su zone comunque umide ma che possono creare attriti, si, lo fanno, può capitare che si rompano, magari in virtù del fatto che si siano asciugati troppo, o che siate stati particolarmente focosi.
Prima di urlare “non voglio un figlio proprio ora!” rilassatevi, prendete un bel respiro e ricordatevi che siete in due.

Verificate con cura quanto è successo.
Prima di ogni stato d’ansia controllate che il condom sia effettivamente rotto.
Riempitelo d’acqua e asciugatelo all’esterno. Dovrebbe essere sufficiente a farvi capire se perde. Se zampilla come la Fontana di Trevi è rotto.
Non lo sapete, non c’è modo, non avete un rubinetto a portata di mano, non sapete come uscirne?
Calma e sangue freddo. Datevi il tempo utile alla verifica, con serenità.

Questo perché le soluzioni riguardo al “e adesso? “ sono importanti e non vanno prese alla leggera: vedete di non sottovalutare quello che può accadere poi.

Dopo l‘ansia, passa la voglia.
È così. Non so a chi dei due o se a tutti e due contemporaneamente, ma di media passa la voglia di andare avanti perché “oddio oddio!”.
Ecco, magari questo è il momento giusto di pesare la relazione. Vero che non ci si mette mai a tavolino a decidere prima del rapporto il “cosa facciamo se…”, anche perché se usi un preservativo o un metodo anticoncezionale ti aspetti che funzioni, ma è anche vero che non dovete dimenticarvi la tenerezza.
Ci siete dentro in due. A nessuno piace sentirsi carne da cannone.

Non è un “veditela tu” dedicato alla donna sganciandosi completamente dalla responsabilità. Perché è di questo che si tratta.
Si è stati in due fino a quel momento, si continua a esserlo. Non è un problema che pesa solo su uno dei due. È un problema che riguarda entrambi. E insieme si decide come risolverla. Anche perché il carico da novanta, o meglio, da cento, poi ce lo dobbiamo sorbire noi.

Da qui in poi ci sarà l’imbarazzo, soprattutto se siete una coppia appena formata e se fate sesso da poco, perché nulla è peggio della materializzazione di un guaio quando si è all’inizio.
La gestione dell’emergenza è quella che darà il timbro alla relazione e decreterà se continuare o meno.
E ve lo dico: 99 su 100 si ferma tutto, perché la sfiga pesa più della passione e perché quei momenti concitati, quel cercare conferme o sondare paure nei giorni successivi spegneranno la passione e faranno crescere la rabbia.
Perché di si, perché ci si incazza sempre un po’ con ‘altro, a torto o ragione, così, per il semplice fatto di essere finiti entrambi nello stesso letto.

Ok è rotto, ok siamo in un guaio, ok cosa facciamo?
C’è la pillola del giorno dopo. La chiedete serenamente in una qualunque farmacia e ve la danno senza fare storie. È un contraccettivo di emergenza, una bomba atomica sulle ovaie, la Nagasaki degli ormoni. Si sta male, e non poco, quando la si prende. Per questo è importante verificare con cura che la vostra sia effettivamente una situazione di emergenza e che il preservativo si sia davvero rotto.
Perché se è un forse, perché se è un “non lo so”, perché se è un “Boh, ma per sicurezza tu prendila lo stesso”– sappiate che non va bene.
La pillola del giorno dopo è un farmaco con delle controindicazioni importanti.
Non starò qui a fare quella che dice “non usatela con leggerezze” perché chi l’ha provata almeno una volta si risparmia volentieri il secondo giro.
Sbalzi d’umore feroci, depressione, dolori forti alla schiena e l’impressione che le ovaie ti vengano strizzate di continuo. E poi il mal di testa. E sono sensazioni e dolori che durano giorni, non ore. Giorni. Una decina almeno.
Quindi per favore, prima di ingollare una pastiglia per la serenità soprattutto di chi quel preservativo ce l’aveva addosso e non vi sa dire cose, facciamo che pretendete una verifica accurata e certa. Se poi la verifica conferma che è rotto, allora e solo allora prendetela.

Il bon ton del poi.
Prendetevi cura l’uno dell’altra per favore.
Non siate presenti solo per assicurarvi che lei abbia preso la pillola per evitarvi il dubbio di una paternità – statele vicino perché siete effettivamente preoccupati: si è fatta carico del 100% del problema mettendoci di mezzo la salute del proprio corpo e sorbendosi la botta degli effetti collaterali. Non è una cosa scontata.

Non sparite, che notoriamente è una delle cose peggiori quando succedono queste cose.
Una relazione così fa la fine di un preservativo rotto: non lo ripari. Lo butti.

Siate presenti. Siate sinceri, anche nell’ammettere la paura o il non sapere che dire o che fare.
Vi dispiace? Ottimo, diteglielo, ma fatelo palesandovi con una boccia di vino niente male in mano, o offrendole di portarla fuori per farla divertire o per rimboccarsi le maniche e vedere che cosa succede all’imbarazzo se lo metti alle strette e vi costringete a bypassarlo per andare oltre.
Non sparite per favore. È da codardi. Da cafoni.
Restate.
Anche se è qualcosa destinato a finire.
Anche se lei vi ha detto che sta bene. Non si sta bene. Si sta appesi sul niente in attesa del ciclo e domandarsi “E adesso?” aspettando che gli effetti collaterali passino.

Cercate di capire cosa volete per voi soprattutto ora. Magari la risposta è niente. Magari non vi sentirete più. Chissà. Ma almeno chiaritelo.

Ok, si è rotto, ma resta comunque la soluzione migliore.
E prima di pensare che sarebbe meglio se lei prendesse la pillola anziché chiedervi di usare sempre il preservativo, ricordatevi che le pistole perennemente cariche siete voi uomini, le donne sono fertili mediamente solo 3 giorni al mese.
Il preservativo protegge dalle malattie sessualmente trasmissibili e si, è vero, si sente un po’ meno, ma si sente un po’ meno in due. E anche questo è qualcosa.
Se poi vi infastidisce il momento in cui dovete sospendere tutto per mettervelo ricordate che anche quella può essere un’ottima occasione per farlo diventare un momento erotico ed eccitante.
Nessuno vi ha chiesto di farlo da soli.

Anche a voi si è rotto almeno una volta nella vita un preservativo? Com’è andata a finire, che adesso vi chiama mamma o papà? O ve la siete cavata?